Piazza del KAIT presso l'Istituto di Tecnologia di Kanagawa

Progettare la polivalenza temporale anziché quella funzionale

Piazza del KAIT presso l'Istituto di Tecnologia di Kanagawa

Progettare la polivalenza temporale anziché quella funzionale

Inspiration #2

Fra le letture che più ci hanno affascinato c’è senza dubbio alcuno il racconto di Junya Ishigami, l’architetto che ha concepito la piazza del KAIT presso l’Istituto di Tecnologia di Kanagawa, in Giappone.

La richiesta del committente era piuttosto singolare: dar vita ad uno spazio nel quale la polivalenza fosse temporale e non funzionale. Tale richiesta era maturata con la necessità di offrire agli studenti un ambiente dove potersi rilassare, privandolo di quell’impronta funzionale fin troppo presente dentro e fuori gli edifici del campus.

Il progetto si era focalizzato dunque su come trascorrere il tempo piuttosto che su come utilizzare lo spazio, spogliandolo, di conseguenza, della ricerca della sua funzione.

Come è stato possibile tradurre questa visione in un complesso architettonico?

Ishigami pensò che l’ambiente esterno e il suo mutare col trascorrere del tempo fosse la chiave di lettura del progetto. Adottò dunque una copertura con ampie aperture in maniera da mantenere vivi i fenomeni naturali e le varie condizioni atmosferiche tipiche delle diverse stagioni.

L’esperienzialità all’interno della piazza stimola tutti i sensi: le 59 aperture presenti nella copertura permettono infatti il passaggio della luce ma anche della pioggia e del vento, trasformando una semplice sosta al coperto in un’esperienza fisica avvolgente.

Spesso l’involucro edilizio isola l’uomo dall’esterno. Il progetto della piazza del KAIT, al contrario, vuole stabilire un rapporto diretto fra uomo e ambiente. La piazza del KAIT è un luogo dove il tempo trascorre senza particolari obiettivi da perseguire, dove sdraiarsi e rilassarsi, riunirsi per discutere o semplicemente contemplare ciò che sta al di fuori.

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